venerdì 18 aprile 2008

PUPONE racconto

PUPONE 
 

Quando Marinella  sposò Geppino nessuno se ne stupì  ma tutti invidiarono quell'omarino che vedovo e senza alcuna attrattiva, salvo l'ingente patrimonio, aveva ottenuto quel popò di femmina. 

Lei aveva appena 18 anni e lui già  54 e la fama del puttaniere, conseguente alla malattia ed alla morte della prima moglie, Assunta,  una donna bruttina e dalla salute incerta che aveva però rimpinguato il patrimonio già notevole dell'uomo, allietato le notti con insospettabili  arti  e poi l'aveva lasciato privo di conforto coniugale ma più ricco di prima delle nozze. 

Per consolarsi, Geppino si era  dato alle entreneuses dei locali di lap dance ma poi se ne era annoiato e, vista Marinella che usciva dalle magistali, mentre lui se ne andava a spasso per il Corso, se ne era invaghito subito e senza scampo. 

Vista, piaciuta, concupita e  corteggiata all'antica,  con grandi mazzi di rose rosse seguiti poi da cioccolatini, gioiellini e gioielli sempre più impegnativi, man mano che la conoscenza  ed il conseguente  corteggiamento procedevano. 

I genitori di lei, specie la madre perché il padre appariva meno combattuto e più concreto, erano incerti fra il bene  della figlia, nel senso delle sue prospettive affettive ed  il bene della  figlia, nel senso dei beni materiali che, sempre prospetticamente, si delineavano come effetti collaterali delle più o meno giuste nozze. 

E lei?

Beh lei non si può dire che fosse particolarmente incerta, intrigata com'era dai regali sempre più promettenti dello spasimante e poco interessata a romanticherie come l'amore, il desiderio, la passione dei sensi. 

In effetti Marinella era uno strano contrasto di elementi, con quell'aspetto tanto mediterraneo che faceva immaginare chissà quali promesse a letto, con quel corpo statuario, magari già un po' giunonico ma anch'esso pregno di promesse e lusinghe che ogni maschio e anche  qualche femmina del luogo s'immaginava e turbava onanistiche notti insonni di giovani brufolosi.    

Geppino poi da Assunta, malgrado una decina d'anni e più d'intense attività d'alcova prima della malattia, non aveva avuto figli e sperava dunque finalmente di trovare un erede che gestisse l'albergo Metropole, i due ristoranti sul lungomare ed il patrimonio mobiliare ed immobiliare che crescevano grazie a queste attività. 

Fu dunque con grande sollievo che. dopo pochi mesi dalle nozze. la ragazza rimase incinta e che circa ad un anno dal matrimonio nacque Attilio, un bel bambinone di oltre 4 chili. 

In realtà che si chiamasse Attliio lo seppero in pochi perchè, da subito, venne affettuosamente chiamato Pupo e con questo nomignolo crebbe  e divenne uomo. 

Marinella si dimostrò subito una brava mamma, piena di premure per il piccolo ma anche per il marito cui volle risparmiare il disagio dei risvegli notturni per le poppate e gli organizzò un camera da letto tutta per lui, con un comodo baldacchino che lo fece sentire una specie di sultano, quando ancora sperava che Marinella lo raggiungesse, ma poi col tempo si rassegnò e  se ne tornò alle delizie della lap e delle signorine  a tassametro che non dicevano mai no. 

In tal modo la donna si ritrovò lìbera di crescere il Pupo a modo suo, allattandolo in ogni momento del giorno e  della notte, evitandogli così ogni possibile frustrazione e facendolo crescere sereno e silenzioso, pago delle coccole e delle poppe materne, sempre disponibili e pregne di tanto buon latte. Lei aveva letto, sapeva, che su al nord era di  gran moda, fra le femministe ispirate da recenti avanzate teorie nord americane,  l'allattamento al seno,  anche prolungato nel tempo, come antidoto a malattie e anche propedeutico ad un' armonica crescita psicofisica e ci si era gettata a capofitto con la dedizione di una  santa e con  la fede  di una zelota. 

Che questi accostamenti non meraviglino; infatti, come  una santa,  aveva durante le poppate del figlio momenti d'intensa emozione estatica, molto vicina  a veri e propri orgasmi che la donna spesso facilitava o sollecitava con  leggere contrazioni delle cosce che, sfregate tra loro, si riverberavano nelle zone più oscure e umide del suo bel corpo. 

L'allattamento del Pupo andò avanti a lungo, anche oltre, molto oltre i tempi dello svezzamento.  

Ogni volta che al Pupo veniva voglia, perentorio, con voce già evidentemente da maschietto, invocava il capezzolo.

Marinella se lo portava in camera e, slacciato il reggiseno se lo attaccava fino a che lui non si stufava, sempre dopo molto tempo, lasciando spesso la madre insoddisfatta e, anche per questo, pronta se non addirittura impaziente di ricominciare.  

Gli anni passavano ed il Pupo cresceva sano e forte anche se, in verità, un po' tardivo.

Perfino la madre che lo viziava in ogni modo, che lo proteggeva da qualunque ingiuria esterna, pur non essendo lei stessa un'aquila dovette ammettere che i livelli di apprendimento e di crescita intellettuale del Pupo erano poco omogenei ed  inversamente proporzionali a quelli fisici. 

E che fisico! Il ragazzino, ormai in prima elementare, era il più alto e forte di tutti ma, cosa nota solo a pochi, disponeva di una formidabile argomentazione fra le cosce che ne faceva un predestinato ai giochi d'amore. 

Ffra l'altro, in questo aspetto dimostrava anche grande precocità esibendo, a tutto gusto suo e delle interessate, il proprio arnese già adulto anche fin d'allora, a donne che frequentavano la casa  e che, poi, rinunciavano, anche per la scelta di Marinella a non esporle alle intemperanze del figlio. 

Anzi, un giorno si sentì in dovere di chiarirgli che ci sono cose che si possono fare solo nell'intimità  e che, fra queste, c'era la sua nudità che solo con la mammina si poteva esibire. Poi, vuoi per prevenire possibili guai, vuoi anche perché le sensazioni che aveva provato per anni con la sua suzione si erano affievolite , spostandosi in basso, la donna iniziò, durante le succhiate, ad occuparsi del membro pupesco, sempre evidentemente in tiro e libero di mostrarsi, almeno a mammina. 

Cominciò allora una lunga stagione nel corso della quale Marinella mostrò crescente attenzione verso il fallo del figlio, vezzeggiandolo e carezzandolo, baciandolo e succhiandolo,  sempre con esiti molto evidenti e gratificanti per lei e per lui. Fu così che, nel tempo, la donna sorbì le prime gocce di liquido prostatico dall'uccello del figlio,  gliele mostrò trionfante urlandogli "sei un uomo adesso, sei un uomo, finalmente!" ma ancor prima la donna sperimentò col ragazzo le gioie della penetrazione in cui lui godeva quasi subito e lei  provvedeva immediatamente dopo, anche per sé.  

Gli anni passavano, le scuole secondarie con mille sforzi ed artifici furono superate  mentre i due incestuosi si affiatavano sempre più, al punto che Marinella oramai schiava padrona del suo Pupo cominciò  a domandarsi se non fosse il caso di cominciare a prendere le distanze da una situazione sempre più difficile da gestire e sempre più malsana per il figlio. Inoltre, anche se il ragazzo era ancora giovanissimo, urgeva che una nuova generazione venisse alla luce per perpetuare il nome di famiglia. 

La prima idea che le venne fu di cercargli una fidanzatina, della sua età, capace di dirottarne l'interesse verso carni più fresche e sode e, soprattutto, verso una vita familiare più normale e feconda.

Fatto però un veloce esame delle ragazze potenziali e  delle capacità di fraternizzare, modeste per il figlio,  espletati anche alcuni miserandi e poco convinti tentativi in quella direzione, si rese conto velocemente dell'impraticabilità di questa ipotesi. 

Passò quindi al piano di riserva e decise che la madre, nel frattempo divenuta vedova, come del resto lei stessa, per un infarto che aveva colto il buon Geppino in un sexy bar, avesse bisogno di una badante, possibilmente dell'est europeo.

La madre che, dopo  la morte del marito era rifiorita e frequentava con successo le balere della zona, inizialmente si oppose ma, compreso appieno il progetto della figlia, lo appoggiò recandosi assieme   alla medesima in numerosi viaggi alla ricerca della ragazza giusta. 

Questa venne identificata, dopo parecchie trasferte e  mediazioni di agenzie locali, in una ragazzina, appena maggiorenne,  cresciuta in orfanatrofio a Kiev e senza parenti prossimi  noti. 

Importata in Italia, la ragazza si dimostrò subito un esemplare atipico di femmina slava; assolutamente ingenua oltre che vergine fisicamente,  totalmente  priva  di quelle esperienze un po' morbose che nei collegi a volte, se non spesso, accadono. Questa, niente: alle allusioni sempre più scoperte di Marinella per saggiarne scafatezza  e voglie, risultava ingenua,  candida e tutta da addestrare. 

Nè i tentativi di mettere insieme i due ragazzi, secondo il principio di lasciar fare alla natura, funzionarono anche se l'ucraina, come la chiamavano tutti, su suggerimento di Marinella che aveva spiegato alla ragazza quale fosse il suo desiderio, ci avesse provato baciandolo e strusciandocisi un po', subito respinta però, da un Pupo che solo con mammina, "quelle cose lì".

Andò a finire che una sera Marinella lasciò libero li personale di servizio e, rimasta sola coi ragazzi li convocò nella camera da letto dell'alcova, già preparata con candele profumate  accese a profusione,  champagne nella glassette, e lift  music come discreto sottofondo. Naturalmente toccò a lei rompere il ghiaccio, spogliando il grande Pupo e sollecitandolo coi propri seni. Lui non si fece pregare, rassicurato dalla presenza materna, anche se con qualche vergogna per la novità dell'estranea.  Lei, invece, apparentemente terrorizzata, accettò solo dopo molte lusinghe  d' assistere, buona buona ma senza spogliarsi e, Dio guardi, partecipare. 

Quell'incontro, soddisfacente solo per il Pupo, lasciò la bocca amara alla due donne; una per essere stata coinvolta in azioni per lei disdicevoli, l'altra per non essere riuscita, come sperava, a sbloccare la situazione nonché per essersi dimenticata di soddisfarsi adeguatamente, dopo la sveltina del Pupo che le aveva fatto appena il solletico. 

Ma, a mali estremi estremi rimedi l'indomani Marinella convocò l'ucraina e se la tenne a lungo con sé. Le spiegò come fosse utile, per una ragazza come  lei, contare su  di un marito ricco e voglioso, come le donne debbano accettare queste voglie come doni del Signore perché, in tal modo, nascono i bambini e altre cose ancora che non sembra delicato riferire. 

Appurato poi che l'ostacolo maggiore era stato l'imbarazzo all'idea di spogliarsi davanti ad un  maschio, Marinella  ebbe l'intuizione felice  di farlo lei stessa, per sé e per la ragazzina cui poi porse le proprie tette da ciucciare. 

L'ucraina, frustrata affettivamente e  priva di memorie lucide sulla propria madre si attaccò,   quasi vorace, a quelle poppe che le venivano generosamente offerte e ci trovò subito gusto ed emozione mentre anche Marinella  provò  un immediato ritorno di piacere e desiderio al punto da spingersi a spogliare la ragazza del reggiseno e a contraccambiare, compunta e convinta. 

Da quella volta la due donne s'incontrarono spesso per offrirsi reciprocamente i seni che, se quelli della più anziana erano generosi, quelli slavi lo erano ancor di più, resi  anche  più evidenti dalle spalle strette e volte all'interno della ragazza e dalle sue forme un po' legnosette,  Marinella si adagiava sul letto, la  prendeva fra le braccia e, quasi cullandola e ninnandola con dolci moine le faceva succhiare il seno prescelto; poi, dopo un lungo trascorrere di tempo, le denudava il suo e dopo averle pizzicottato il capezzolo ancora tenero, passava all'azione e lungamente e alacremente se ne occupava. 

Doveva essere davvero uno spettacolo delizioso l'unione di queste due figure, l'una giunonica e scura mediterranea, l'altra fiiforme e bionda, dalla pelle color latte, i seni dell'una scuri e dai grandi capezzoloni bruni che nell'eccitazione si contraevano ed ingrossavano,  l'altra dalle tette enormi, toniche,  candide  e dai capezzolini rosa carico. Nessuno però, oltre alle interessate, poté  godere di tale visione,  almeno per qualche tempo. 

Perché poi la madre, consapevole del fatto che quei giochi stessero rischiando di cambiarle le carte in  tavola, decise di approfittare della nuova acquisita complicità  con la ragazza, per proseguire nel proprio disegno. 

Per riuscirci doveva, però, sottomettere totalmente la giovane e per farlo approfittò, una volta, di una posizione che, con apparente casualità le si era offerta; le due donne si erano messe contrapposte e ognuna aveva in bocca  il seno dell'altra in una specie di 69 di capezzoli; fu facile per Marinella, allungare allora un braccio in mezzo alle cosce dell'ucraina e a farle provare, finalmente, sensazioni ancor più voluttuose e definitive in cui i singhiozzi di piacere si mescolarono con quelli altrettanto belli per la tensione che finalmente si scioglieva, dopo tante eccitazioni insoddisfatte  e  per questa nuova intimità conquistata.  

Pochi giorni dopo questo episodio, Marinella aveva concordato con la ragazza una nuova linea dì condotta verso il Pupo. Incontro, ancora una volta, con candele musica e vino ma stavolta Marinella offre i seni contemporaneamente ai due ragazzi che, vicinissimi tra loro, succhiano e quasi come cuccioli affamati si contendono le tette. Marinella è spiazzata però dalle sensazioni che le due bocche adulte all'unisono riescono a farle provare. Geme di piacere  come già anni prima e anche il Pupo percepisce questo ritorno alle origini. 

Così, per mesi, Marinella come la lupa offre le tette ai due che man mano si affiatano e quando la donna spoglia il figlio anche l'ucraina ne gode, lo ammira affascinata e, docile, segue le indicazioni della sua amica esperta. 

Pupo però, pur lasciandosi fare, quando si tratta di scopare vuole la madre e non c'è modo di farlo deviare e così si ripete il rito iniziale con la ragazza che guarda, meno sconvolta e più eccitata dell'altra volta e  i due che ci danno dentro.

Potremmo anche definirli innocenti trastulli fra ragazzi cresciuti in fretta ma la finalità di Marinella, un erede per il figlio, mal si concilia con questa strana suddivisione di compiti. 

Così  Marinella, un po' blandendo ed un  po' minacciandolo di non farlo più godere, convince pian piano il Pupo a concedere all'ucraina di  sostituirla, sia nell'offrirgli i seni, sia nel  carezzarlo , lì in basso fino a farlo godere in quel modo, inizialmente e poi, superati i primi momenti difficili anche a godere nella bocca della ragazza che  sembra, giorno dopo giorno,  prenderci più gusto. In verità, per ottenere velocemente un tale risultato la donna ha dovuto intervenire attivamente, concedendo come premio al Pupo le proprie tette mentre l'altra si dava da fare con l'uccello. 

Dopo questi risultati clamorosi c'è un ultimo passo da compiere; il rapporto completo che era l'obiettivo iniziale più importante per mammina, che sia fecondo e felice. 

E dunque anche in questa direzione l'abnegazione materna, in verità sempre più compiaciuta per  quanto il destino la costringa a fare, deve muoversi e un giorno che resterà stampato nella memoria di tutti e tre,  la donna dà una svolta alla situazione di stallo. 

Mentre il Pupo, supino come sempre, si da da fare con i capezzoli di mammina, lei incoraggia la ragazza a tralasciare il solito rituale di bocca e a introdursi altrove quel pezzo di carne che ha ormai imparato così bene a trattare e lei, docile, ci si impala sopra, prima incerta e paurosa ma poi, assecondando l'energico abbraccio di Marinella che ce la forza sopra, se l' infila tutto, con una smorfia di dolore misto, ormai, a trionfo.

Le  due donne sono esultanti per il clamoroso risultato ma è il Pupo, adesso, a rivoltarsi e, per tenerlo buono, ancora sarà la madre a doversi sacrificare offrendogli ogni volta i propri capezzoli da torturare mentre l'altra se lo scopa alla ricerca cocciuta del suo seme fecondante. Lui infatti ormai se non ha i seni di una e la figa dell'altra, lui no, niente da fare e, dovendo privilegiare la scopata fra i due giovani e, essendo lui uno che quando gode morde, accade che i seni ne escano sempre più provati.

Meno  male che Marinella, in queste situazioni, ritrova le antiche emozioni e  con questi tre crea una coppia indissolubile, un'anomala coppia, a tre corpi.

Un annetto dopo  Marinella attraversa il Corso trionfante, seni sempre magnifici e desiderati da tutti i maschi che la osservano, spingendo una carrozzina. Alla sua destra c'è il Pupo e alla sinistra la sua, ormai legittima consorte, l'ucraina. 

La carrozzina è una specie di pullman a due posti e contiene il frutto dell'impegno della nonna orgogliosa, una coppia di gemelli, Rosa e Fosco. Due gemellini sotto peso e anche un po' rachitici  le cui storie sarebbe interessante conoscere e poter raccontare. Peccato siano così piccoli  che sarà necessario, per  poterlo fare,  attendere ancora qualche anno.

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