domenica 4 maggio 2008

Papi (racconto incestuoso)

PAPI


"Fammelo prendere in bocca, Papi"

Questa icastica richiesta potrebbe sia nascondere un'esigenza, da parte della Popi,
di leccare il cucchiaino di gelato che il Papi sta coscienziosamente sorbendo, sia invece rappresentare un esplicito ed osceno invito sessuale.

Sospendiamo per un attimo questa visione e ricominciamo da capo.

Dunque il Papi, al secolo avvocato Enzo Chiavacci, è vedovo della compianta madre della Popi, battezzata Francesca, ma Popi per tutti, da parecchi anni, per la precisione sei.

Dalla morte improvvisa, fulminante, della poveretta, tutti dichiarano che l'avvocato sembra non essersi ancora ripreso dallo choc, con quell'aria smarrita, e l'andatura un po' dondolante che lo segnala da lontano, nei suoi peregrinare dallo studio casa e da casa al tribunale. In effetti non si conoscono d'allora, sue storie, etero o omo, che rassicurino amici e conoscenti.

Per la verità subito dopo il Tragico Evento molte vedove e separate avevano cercato di consolarlo, ed in parte un due o tre signore c'erano apparentemente riuscite, poi nulla.

Solo da qualche mese Papi ha preso a frequentare Noemi, una quarantenne malmaritata ma dal legame indissolubile, grazie al cospicuo patrimonio del marito, noto gay, frequentatore di cinema porno delle province contigue e di saune del capoluogo.

Quando è rimasto solo il Papi ha provveduto a cercare, come possibile, di compensare la perdita della madre, occupandosi della Popi in prima persona, anche alla luce delle raccomandazioni che le solerti femmine della famiglia gli muovevano.

E dunque,da subito, la Popi è stata trasferita nella camera da letto, anzi direttamente nel letto matrimoniale, improvvisamente tanto vuoto.

La complicità fisica fra Papi e Popi ha richiesto qualche mese ma non ha tardato a consolidarsi.

Prima il Papi si attardava di sabato a giocare con la bimba, allora appena sei anni, e le sbruffate nel tenero collo, per sollecitare il riso della piccola, ancora così triste, si alternavano ai baci un po' qua ed un po' là, mirati a scatenare il solletico.

Il Papi aveva scoperto il candore della pelle della bimba, già allora molto magra e tendenzialmente longilinea e di questo candore aveva poi preso atto nel carezzarla nelle zone meno maliziose, sulla schiena e sulle braccia.

Avevano anche creato insieme, impossibile ricordarne l'origine, un gioco tutto privato che chiamavano tra loro "saltabacio" che consisteva nel baciare una zona del corpo e poi saltare in tutt'altra mentre la vittima doveva restare seria. Ovviamente la Popi rideva a tutta gola e così era il Papi a insistere nei suoi salti da zona a zona e solo raramente alla bimba accadeva di poter prevalere, se non quando Papi decideva deliberatamente di lasciarla vincere .

Poi, un anno dopo, la Popi scoprì che le labbra del padre sulla pelle nuda erano fonte di piacere diretto e cominciò a chiedere il gioco, con più malizia e scostando il pigiamino, con risultati seduttivi degni di una Messalina.

L' Avvocato Enzo Chiavacci infatti, aveva scoperto nel frattempo che questi giochi innocenti per la verità tanto innocenti non erano; spesso si era ritrovato in erezione, col sesso che premeva nei pantaloni del pigiama ed un paio di volte era anche accaduto che da questi ne fosse addirittura fuoriuscito!

Il poveretto aveva un bel dirsi che avrebbe dovuto troncare questi giochi da subito ma poi la sua innata debolezza l'aveva portato a rimandare e procrastinare, sine die, eventuali, drastiche decisioni.

La confidenza e la quasi simbiosi che caratterizzava questo speciale rapporto padre figlia, avevano portato Papi a spiegare alla bimba con largo anticipo i fatti della vita, e Popi sapeva già tutto su differenze anatomiche e funzionali dei due sessi, nonché le stramberie dei sessi intermedi e poco inquadrabili o definibili: l'avvocato aveva preso il sopravvento sul padre ed aveva consigliato, grazie alla professionale conoscenza del diritto di famiglia e di quanto dietro vi si nascondeva nella quotidianità delle mura domestiche, una linea educativa, molto diretta e disincantata.

Popi aveva visto Papi nudo e se ne avesse rivelato l'erezione se ne sarebbe senza dubbio domandata origine e fenomenologia; indubbiamente imbarazzante.

Così accadeva che il poveruomo, in presa a veri e propri attacchi incontenibili di priapismo, se ne liberasse nella solitudine del bagno, invero assai confortevole, immaginando situazioni estremamente perverse di giochi con coetanee della figlia, da Codice Penale se realizzati concretamente.


Nei mesi successivi alla scoperta di entrambi, ognuno per la sua parte, si era venuta a creare una spiacevole situazione: la Popi sollecitava il Papi a riprendere i vecchi giochi, momentaneamente sospesi ed il Papi cercava di resistere, quasi mai con successo.

Infatti ogni volta, in un modo o nell'altro, la piccola riusciva nel proprio intento, sollevando un lembo del pigiama di qua, arrivando seminuda dalla vasca da bagno di là e, benché l'avvocato affermasse con la ragazzina che certe cose non stanno bene, il padre poi cedeva, rimanendo invariabilmente eccitato e frustrato dall'esigenza di nascondere i propri turgori.

Una mattina la Popi, ormai quasi novenne, era rientrata dal bagno ed aveva alzato, con movimento improvviso, la camicia da notte, reclamando a gran voce il saltabacio cui il Papi, preso in contropiede, non si sentì di sottrarsi.

Quella mattina fu trascorsa quasi interamente sulle lenzuola, con la Popi che si strusciava alle labbra ed alla lingua del Papi, del tutto trasformato nelle qualità e nell'ubicazione dei contatti; dai bacetti a pernacchia, labbra quasi serrate e lingua rigorosamente irraggiungibile ed inoperosa, a baci umidi e profondi. passeggiate su e giù lungo tutto il dorso, alternando labbra e lingua fino a farle gonfiare e dolere.

I giochi terminarono ad ora di pranzo, con la scusa che si doveva uscire perché altrimenti il ristorante avrebbe chiuso, lasciando il Papi con un dolore lancinante ai testicoli. Dolore attenuato e poi eliminato in serata, nel corso di una infinita doccia sotto la quale le mani frenetiche, congiuntamente alla vivida memoria della mattina, operarono il miracolo di due orgasmi contigui, il primo dolente e fisiologico, il secondo più appagante e sensualmente rilevante.


Da quella volta le cose non furono più le stesse: da un lato la Popi diventò sempre più intrigante e seduttiva, esigente ed autoritaria, dall'altro il Papi, pur consapevole che i propri comportamenti andassero sempre più scivolando nella china della rilevanza penale, portava avanti giochi sempre più perversi.

Fra questi, l'abitudine di approfittare, nelle ore avanzate della notte, consapevole del sonno profondo della ragazzina, per illuminarne le forme discinte con l'aiuto di una piccola torcia elettrica portatile, e per masturbarsi in queste visioni rubate.

Un altro giochino che aveva cominciato ad integrare il primo consisteva nell'accostare il proprio membro alle cosce od al culetto della figlia e, strusciandosi con la massima leggerezza per non svegliarla, raggiungere l'orgasmo.

C'era poi quello della mano di lei, abbandonata sul letto che lui prendeva nella propria, con mille cautele, e poi passava sul proprio glande, già debitamente preparato e pronto a dispensare piacere, dopo pochi leggeri contatti con la manina, in grado di regalare sensazioni meravigliose.

L'Avvocato, cosciente dei rischi che stava correndo, decise un giorno di chiarire alla figlia che la qualità dei rapporti fra loro era tutta speciale; che lei gli ricordava la sua povera mamma e che le cose che facevano, i giochi fra loro, erano solo loro e non dovevano essere raccontati a chicchessia e che, in qualche modo, il loro rapporto, era un po' come quello fra moglie e marito.

Popi rimase silenziosa per un po' e poi, candidamente chiese "Vuoi dire che non devo raccontare a nessuno dei nostri giochi del sabato e della domenica".

"No tesoro, meglio che tu ti ricordi che sono faccende fra di noi e solo fra noi possiamo parlarne".

"Ma allora anche dei giochi notturni?" e così l'Avvocato apprese con sgomento quello che aveva spesso subodorato ma che si era rifiutato di considerare: la Popi non era affatto addormentata ma fingeva, per permettere al padre di fare quello che voleva, con maggiore libertà di movimenti e morbosità.

Per l'ennesima volta ci si trovava ad una svolta: la Popi, cui il padre non si era più accostato in quelle notti infrasettimanali, il sabato mattina si denudò del tutto e con la semplicità che solo una totale assenza di malizia o una torbida consapevolezza possono esprimere con analoghe forme, si offrì ai baci del padre dicendogli "Adesso puoi anche trattarmi da moglie".

Mi piacerebbe potervi raccontare che questa battuta sortì l'effetto di far rientrare in sé il padre, ma così non fu; anzi l'uomo si sentì incoraggiato ed assolto nei suoi precedenti comportamenti e passò a giochi ben più intimi.

Il corpo di Popi, precedentemente ed anche adesso, tanto esplorato ed inumidito, leccato e carezzato, fu poi aperto per accogliere nelle pieghe più recondite le dita e la lingua dell'uomo, abile nel trasferire alla ragazzina sensazioni voluttuose, fino al suo inequivocabile stringere contemporaneamente le cosce sulla mano del padre e serrare occhi e labbra per trattenere la sensazione così nuova ed insopportabilmente
forte!

Passarono giorni, mesi ed anni e la costante evoluzione del rapporto portò i due ad
esplorare tutte le vie della libidine più raffinata ed innocente, primitiva e perversa.

A dodici anni, oggi Popi è alta un metro e 65, le tettine stanno facendo la loro timida comparsa in un busto da futura modella, dalla struttura slanciata fino a sembrare filiforme, i capelli lisci e lunghi che possono coprirla, novella lady Godyva e che se non fosse bruna la farebbero assomigliare, in bello, alla Barbie.

L'avvocato ha sentito il bisogno di prendere un po' le distanze dalla situazione, preparato a perdere la figlia come amante e si è impelagato con la Noemi, certo che non accamperà esigenze strane fino a che il suo culattone la foraggerà di tutto punto.

Per essere totalmente onesti, Noemi a letto non vale nemmeno il piedino impudico di Popi ma, tant'è nella vita bisogna sapersi accontentare, e basta che quando Noemi gli fa un pompino lui pensi alla figlia e tutto si aggiusta.

L'ultimo gioco che avevano inventato era quello del gelato; Popi, ghiotta di gelato d'estate e di panna montata d'inverno, sorbisce il gelato direttamente dal cazzo del padre sul cui glande poggia ogni cucchiaiata e che succhia fra l'eccitata ilarità di entrambi; il freddo della crema ritarda l'esito del pompino ma le sollecitazioni della lingua annullano gli effetti deprimenti della temperatura bassa del gelato, in una serie di caldo freddo che si conclude a gelato terminato in cui il pompino potrà essere portato a termine.

Oggi Papi è pensieroso, riflette sul futuro della figlia e anche di se stesso: Popi sta manifestando un interesse particolare per Enrica , nuova compagna di banco quattordicenne, tornata a scuola dopo due anni d'assenza per ragioni familiari.

Le due ragazzine sono inseparabili e lui sospetta che fra di loro ci sia qualcosa in più di un'innocente amicizia fra adolescenti: l'idea lo eccita e pensa che un eventuale allargarsi della coppia non possa fare altro che bene all'armonico sviluppo psicofisico della figlia.

Dopotutto un padre deve stare attento a quello che può accadere ad una figlia vivace e sensuale come Popi.

Mentre riflette, un po' trasognato, sente la voce della ragazzina che gli sussurra insinuante: " Fammelo prendere in bocca Papi, sai quanto mi piace il gelato!"

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